Friday, 26 August 2011

DON ABRAHAMOVICZ: LE CAMERE A GAS? PER DISINFETTARE!

"Le camere a gas? Per disinfettare"

di Laura Canzian

Le camere a gas? «L’unica cosa certa è che sono state usate per disinfettare». Una dichiarazione choc, quella del capo della comunità lefebvriana del Nordest, il trevigiano don Floriano Abrahamowicz. Dopo la clamorosa intervista del vescovo Richard Williamson, che nega l’Olocausto, altre affermazioni destinate a rinfocolare la polemica fra la Santa Sede e gli ebrei. Don Abrahamowicz (che il 15 settembre 2007 celebrò messa in latino a Lanzago di Silea per il leader della Lega Nord Umberto Bossi) rilancia la teoria per cui i numeri della Shoah sono un «problema secondario», accreditati dagli stessi capi delle comunità israeliane subito dopo la liberazione «sull’onda dell’emotività». È la vecchia tesi del «popolo deicida».

Don Floriano, la comunità lefebvriana è antisemita?

È veramente impossibile per un cristiano cattolico essere antisemita. Io stesso ho, da parte paterna, origini ebraiche. Anche il mio cognome lo suggerisce. Tutta questa polemica sulle esternazioni di monsignor Williamson riguardo l’esistenza delle camere a gas è una potentissima strumentalizzazione in funzione anti-Vaticano. Williamson ha semplicemente espresso il suo dubbio e la sua negazione non tanto dell’Olocausto, come falsamente dicono i giornali, ma dell’aspetto tecnico delle camere a gas.

Secondo lei, quello delle camere a gas è solo «un aspetto tecnico»?

Sicuramente è stata un’imprudenza di Williamson addentrarsi nelle questioni tecniche. Nella famosa intervista si vede che il giornalista è andato a parare su quell’aspetto specifico. Ma bisogna capire che tutto il tema dell’Olocausto si colloca a un livello di molto superiore rispetto alla questione di sapere se le vittime sono morte a causa del gas o per altri motivi.

E lei cosa ne pensa? Delle camere a gas, intendo.

Non lo so davvero. Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.

Lei mette in dubbio il numero delle vittime dell’O locausto?

No, non metto in dubbio i numeri. Le vittime potevano essere anche più di 6 milioni. Anche nel mondo ebraico le cifre hanno un valore simbolico. Papa Ratzinger dice che anche una sola persona uccisa ingiustamente è troppo, è come dire che uno è uguale a 6 milioni. Andare a parlare di cifre non cambia niente rispetto all’essenza del genocidio, che è sempre un’esagerazione.

Un’esagerazione? In che senso?

I numeri derivano da quello che il capo della comunità ebraica tedesca disse agli angloamericani subito dopo la liberazione. Nella foga ha sparato un cifra. Ma come poteva sapere? Per lui la questione importante era che queste vittime sono state uccise ingiustamente per motivi religiosi. La critica che si può fare al modo in cui in cui viene gestita la tragedia dell’Olocausto sta nel dare ad essa una supremazia in confronto ad altri genocidi.

A quali altri stermini si riferisce?

Se monsignor Williamson avesse negato alla televisione il genocidio di un milione e 200 mila armeni da parte dei turchi, non penso che tutti i giornali avrebbero parlato delle sue dichiarazioni nei termini in cui lo stanno facendo ora. Chi ha mai parlato del genocidio anglo-americano nel bombardamento delle città tedesche? Chi ha mai parlato di Churchill che ha ordinato il bombardamento al fosforo di Dresda, dove non c’erano solo moltissimi civili, ma anche molti soldati alleati? Chi ha parlato dell’aviazione inglese, che ha ucciso nei bombardamenti delle città centinaia di migliaia di civili? E gli israeliani non possono mica dirmi che il genocidio che loro hanno subito dai nazisti è meno grave di quello di Gaza, perché loro hanno fatto fuori qualche migliaio di persone, mentre i nazisti ne hanno fatti fuori 6 milioni. È qui che do la colpa all’ebraismo che esaspera invece di onorare decentemente le vittime del genocidio. È come se nella storia vi sia stato un solo genocidio: quello ebraico durante la seconda guerra mondiale. Sembra che si possa dire tutto quello che si vuole su tutti gli altri popoli sterminati, ma nessuno oggi a livello mondiale ha parlato nei termini in cui si sta parlando ora dopo le dichiarazioni di Williamson.

Perché ancora tante persone mettono in dubbio la Shoah? Perché è un tema che divide ancora in modo così viscerale?

Perché tutta la storia dell’umanità è segnata dal popolo di Israele, che in un primo momento era il popolo di Dio, poi è diventato il popolo deicida e alla fine dei tempi si riconvertirà a Gesù Cristo. Dietro tutto ciò c’è un aspetto teologico misterioso, quello del popolo di Dio, che ha rigettato il suo Messia e che lo combatte ancora. È un mistero della dottrina. L’antisemitismo nasce nel mondo illuminato liberale e gnostico. La Chiesa nella storia ha sempre protetto gli ebrei dai pogrom. Come si legge anche nel libro di Domenico Savino sull’omicidio rituale.

Cosa pensa del negazionismo?

Il negazionismo è un falso problema, perché si sofferma su metodi e cifre e non risponde alla sostanza del problema. Non sono antisemiti quelli che hanno studiato i dati tecnici e hanno posto alcuni dubbi sulla versione che troviamo nei libri di storia. Basti pensare che coloro che per primi hanno rilevato i dati sono anche coloro che hanno salvato gli ebrei, vale a dire gli alleati.

Vuole lanciare un messaggio alla comunità ebraica?

Il messaggio è uno: da cristiano cattolico, aggiungendo quel poco di sangue ebraico che corre nelle mie vene, io auguro agli ebrei di abbracciare nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

DON ABRAHAMOVICZ CELEBRA MESSA IL 25 APRILE

IL 25 APRILE IN PIAZZA ERBE - LA COMMEMORAZIONE ORGANIZZATA DAL CIRCOLO CHRISTUS REX

Il San Marco dei tradizionalisti Don Abrahamowicz celebra messa

Conferenza sulla Liberazione, la «mitologia resistenziale»

VERONA — La Liberazio­ne? «Ci sono diverse persone che non si sono mai sentite 'liberate'». La Resistenza? «Ha dato un apporto, pur mi­nimo, a quella che si defini­sce 'vittoria'». Il 25 aprile funziona così. «Strappato» a seconda della memoria.
Don Abrahamowicz durante un rosario a Verona (Sartori)

Il 25 aprile storico. Poi c’è quello cattolico. Che per i veneti è data seconda forse solo al Natale e alla Pa­squa. Il giorno di San Marco, patrono di Venezia e della re­gione. Se poi i cattolici in questione sono tradizionali­sti, il 25 aprile ha quasi il ri­gore della Natività.

Sarà una giornata alquan­to movimentata, quella di og­gi, a Verona. Perchè San Mar­co verrà celebrato da quel­­l’ala integralista che si rifà al­la fraternità lefebrviana San Pio X. O meglio si rifaceva. Nel senso che, ad oggi, chi sa­rà a Verona per «l’allocuzio­ne sulla gloria di San Marco» è quel sacerdote che dalla fra­ternità è stato espulso anche se lui e i suoi fedeli di quel provvedimento non tengono conto. Don Floriano Abraha­mowicz, il sacerdote che con­testa l’uso delle camere a gas per lo sterminio degli ebrei e nei campi di concentramen­to, ha già detto che oggi non parlerà di politica. «Solo di San Marco evangelista», assi­cura. E sarà lui che alle 16 be­nedirà la corona di fiori che verrà posta in piazza Erbe, ai piedi del Leone. Il tutto fa parte della commemorazio­ne organizzata dal «circolo culturale cattolico Christus Rex» che inizierà alle 12, con la messa tradizione nella sala San Marco della Casa Maz­zanti. Ma chi pensa che la co­sa si risolva nella commemo­razione dell’Evangelista si sbaglia. Eccome. Perchè an­che se i responsabili del cir­colo hanno restituito la tesse­ra della Lega Nord, si parlerà anche di politica. Dopo l’«al­locuzione» di don Abraha­mowicz, ci sarà anche una conferenza sul 25 aprile, te­nuta da Franco Damiani e An­tonio Diano. Il primo è un professore padovano, già espulso - ed ora reintegrato - da alcune scuole in cui inse­gnava per aver proposto in classe delle letture «revisioni­ste». Il secondo è il responsa­bile della biblioteca del cen­tro interuniversitario di stu­di veneti all’ateneo di Vene­zia. Il tema è racchiuso nel ti­tolo della conferenza: «La mi­tologia resistenziale del 25 aprile».

«Si parlerà del mito di una data - spiega Matteo Casta­gna, portavoce del circolo ­che la Resistenza ha fatto pro­pria pur avendo dato un ap­porto minimo, testimoniato anche da giornalisti non cer­to di destra come Pansa. Si è trattato di un’appropiazione indebita da parte di una cer­ta sinistra che di meriti non ne ha. Se si vuole parlare di 'vittoria' allora che si parli di quella degli alleati, ma non di quella della Resisten­za. Ci sono uomini e donne che non si sono sentiti libera­ti il 25 aprile. Anzi, che lo vi­vono come il giorno della sconfitta in una guerra. E’ da allora che si è creata una so­cietà liberale che noi come cattolici tradizionalisti non ci sentiamo di condividere».

Eppure lo stesso Castagna assicura che non si parlerà di politica. «Sono uscito dalla Lega, quindi punto a capo. Ri­mane il rapporto di amicizia con Borghezio. Padania Cri­stiana? Ne faccio ancora par­te. Borghezio non vuole ac­cettare le mie dimissioni». Nel frattempo don Abraha­mowicz si gode la «riabilita­zione» arrivata in diretta ti­vù da parte del presidente del consiglio comunale di Ve­nezia, Renato Boraso. L’espo­nente del Pdl ha dichiarato che don Floriano è stato mes­so in croce dai giornali, che hanno riportato il contrario di quanto detto. Eppure il professor Franco Damiani che oggi parlerà della «mito­logia resistenziale» ha scrit­to: «Sul piano storiografico, le dichiarazioni del vescovo Richard Williamson e del sa­cerdote Floriano Abraha­mowicz, bollate dalla 'viruto­sa indignazione' dei nuovi fa­risei come 'deliranti e 'anti­semite', sono in realtà inec­cepibili. Non esiste infatti al­cuna pova documentaria del­l’esistenza di camere a gas omicide nel campi di concen­tramento nazionalsocialisti, mentre è documentariamen­te provato che tutte le vere camere a gas ad acido ciani­trico che vi si trovavano ser­vivano esclusivamente a sco­po di disinfezione. Chi affer­ma il contrario o non cono­sce la storia o è un mentito­re». Evidentemente per il professor Damiani il mondo non è più quello di una vol­ta. Siamo un po’ tutti igno­ranti e bugiardi.

Angiola Petronio

25 aprile 2009

DON FLORIANO ABRAHAMOVICZ BRUCIA IL LIBRO DEL CONCILIO VATICANO II DOPO LA MESSA



IL CASO

Prete lefebvriano dopo la messa brucia il libro del Concilio Vaticano

Don Floriano Abrahamowicz brucia il volume con le tesi di Paolo VI. In passato aveva dubitato dell'esistenza delle camere a gas

Il libro del Concilio dato alle fiamme (foto Antenna Tre)

NOTIZIE CORRELATE


PAESE (Treviso) - Fa ancora parlare di sé don Floriano Abrahamowicz. Il sacerdote lefebvriano, dopo le dichiarazioni choc sulle camere a gas naziste («So che sono servite a disinfettare, ma non so se vi è stato effettivamente ucciso qualcuno»), ha compiuto un altro gesto destinato a suscitare polemiche. Nella cappella a Paese, assieme ad un gruppo di fedeli che lo ha seguito dopo l’espulsione dalla Fraternità di san Pio X, ha letto il giuramento antimodernista e poi, al termine della messa, ha gettato fra le fiamme il testo del concilio Vaticano II. Un gesto senza precedenti, che, secondo il sacerdote, già sospeso dalla chiesa cattolica, avrebbe avuto l’approvazione di un vescovo cattolico, il cui nome però non viene rivelato. Tra i punti contestati del concilio, il rapporto con le altre confessioni religiose.

Don Floriano vive fra Treviso e Verona. Un anno fa aveva definito una «cloaca» il Concilio Vaticano II. Per questo la Fraternità San Pio X l'aveva espulso. La replica del sacerdote: la modernità vi ha contaminato. Due mesi fa, in occasione della visita di papa Benedetto XVI alla sinagoga di Roma un gruppo di cristiani integralisti aveva promosso una «santa messa di riparazione» nella chiesa di San Pietro a Verona. A celebrare il rito era stato chiamato proprio il discusso sacerdote lefebvriano. Un altro rosario riparatore era stato recitato da don Floriano nel mese di dicembre per la statuetta de «La madre di Dio» completamente nuda esposta all’interno del monastero degli Stimmatini. Due mesi prima, il sacerdote un tempo vicinissimo alla Lega Nord, aveva celebrato l'anniversario della battaglia di Lepanto in cui la flotta veneziana ebbe la meglio sulle navi turche.


DON FLORIANO ABRAHAMOVICZ BRUCIA IL LIBRO DEL CONCILIO VATICANO II




Tuesday, 16 August 2011

JUAN FERNANDEZ KROHN: ENTREVISTA À RTP 28-04-2010 - SLIDESHOW

JUAN FERNANDEZ KROHN VUELVE A LA POLITICA




MANCHA REAL: EN LA CARRERA HACIA EL GOBIERNO

Juan María Fernández Khron, el hombre detenido por atentar contra el papa Juan Pablo II en Fátima en 1982, pretende presentarse a las próximas elecciones generales y que su campaña gire en torno a Mancha Real, donde nació su padre, un militar de la Guerra Civil que venera.

Un mancharrealeño se presentará a las próximas elecciones nacionales con el objetivo de ser presidente del Gobierno. La Otra Memoria, el nombre escogido para su partido, está impulsada por el controvertido Juan María Fernández Krhon, que actualmente ejerce como investigador en Bruselas y publica asiduamente en el “blog” del diario “on-line” periodistadigital.com, donde anunció su intención de crear una lista que defenderá desde Mancha Real.

El nuevo aspirante es un peculiar personaje de alcance internacional, aunque desconocido para muchos en Mancha Real. Aunque nació en Madrid en 1949, tiene raíces en el municipio jiennense. Dice sentirse mancharrealeño y no duda en proclamar con orgullo la figura de su padre, Juan Manuel Fernández Díaz, un militar que, según manifiesta, fue una figura importante para el final de la Guerra Civil española.

Fernández Krohn fue ordenado sacerdote por la Fraternidad San Pío X de Monseñor Lefebvre, en Econe, Suiza, donde permaneció hasta 1982. Ese año, su nombre saltó a las portadas de todo el mundo al protagonizar un atentado en Fátima: fue detenido después de ser acusado de intentar asesinar al entonces papa Juan Pablo II con una bayoneta. Hace tres años, este incidente volvió a tomar actualidad al afirmar el cardenal Dziwisz, secretario personal de Karol Wojtyla, que el pontífice había sufrido graves heridas durante el acontecimiento, extremo que Fernández Krohn ha desmentido en numerosas ocasiones. Cumplió tres años de pena en una cárcel portuguesa, después de los que se “autoexilió” en Bélgica, aunque antes se detuvo en “su” Mancha Real, donde reside en la actualidad.

En su país de adopción llevó una vida que define como “humilde” y desempeñó diferentes trabajos, como agricultor, mecánico de bicicletas y abogado. En 1996 fue protagonista de otro incidente, al ser detenido como responsable del incendio de un centro de Herri Batasuna, aunque acabó absuelto de estos cargos. Cuatro años más tarde, Fernández Krhon fue, de nuevo, detenido durante la visita del Rey Juan Carlos I a Bélgica, al increpar al monarca: “¡Tú mataste a tu hermano, rey Borbón, yo no maté al Papa. Viva el Iimperio español!” Actualmente, el candidato vive en un modesto apartamento en Bruselas y pasa la jornada en la Biblioteca Municipal, donde desarrolla su carrera como investigador de la Guerra Civil.

Por el momento, Fernández Krohn se encuentra a la espera de la respuesta de la Junta Electoral Central, a la que ha remitido su intención de presentar su lista. Desea lanzar la campaña desde Mancha Real y alrededores, con el objetivo de apoyarse en su “peso mediático” sobre sus seguidores de internet y de los numerosos contactos. El anuncio de encabezar una candidatura a la Presidencia del Gobierno devuelve a la actualidad a Fernández Krohn, un controvertido y singular personaje que, en caso de lograr los apoyos necesarios para la candidatura, tiene intención de desembarcar en Mancha Real para dar a conocer su proyecto. Ildefonso Ruiz/Mancha Real


Monday, 11 July 2011

SEGUNDA-FEIRA, 11 DE JULHO: LEITURAS DO DIA

Provérbios 2 1-9


Meu filho, se receberes as minhas palavras e guardares cuidadosamente os meus mandamentos,
prestando o teu ouvido à sabedoria, e inclinando o teu coração ao entendimento;
se invocares a inteligência e fizeres apelo ao entendimento,
se a buscares como se procura a prata e a pesquisares como um tesouro escondido,
então, compreenderás o temor do Senhor e chegarás ao conhecimento de Deus.
Porque o Senhor é quem dá a sabedoria e da sua boca procedem o saber e o entendimento.
Ele reserva a salvação para os rectos e é um escudo para os que procedem honestamente.
Protege os caminhos dos justos e dirige os passos dos seus fiéis.
Então, compreenderás a justiça e a equidade, a rectidão e todos os caminhos que conduzem ao bem;
....................................................................................................................................................................
SALMO 33

1 Regozijai-vos no Senhor, vós justos, pois aos rectos fica bem o louvor.

2 Louvai ao Senhor com harpa, cantai-lhe louvores com saltério de dez cordas.

3 Cantai-lhe um cântico novo; tocai bem e com júbilo.

4 Porque a palavra do Senhor é recta; e todas as suas obras são feitas com fidelidade.

5 Ele ama a rectidão e a justiça; a terra está cheia da benignidade do Senhor.

6 Pela palavra do Senhor foram feitos os céus, e todo o exército deles pelo sopro da sua boca.

7 Ele ajunta as águas do mar como num montão; põe em tesouros os abismos.

8 Tema ao Senhor a terra toda; temam-no todos os moradores do mundo.

9 Pois ele falou, e tudo se fez; ele mandou, e logo tudo apareceu.

10 O Senhor desfaz o conselho das nações, anula os intentos dos povos.

11 O conselho do Senhor permanece para sempre, e os intentos do seu coração por todas as gerações.

12 Bem-aventurada é a nação cujo Deus é o Senhor, o povo que ele escolheu para sua herança.

13 O Senhor olha lá do céu; vê todos os filhos dos homens;

14 da sua morada observa todos os moradores da terra,

15 aquele que forma o coração de todos eles, que contempla todas as suas obras.

16 Um rei não se salva pela multidão do seu exército; nem o homem valente se livra pela muita força.

17 O cavalo é vã esperança para a vitória; não pode livrar ninguém pela sua grande força.

18 Eis que os olhos do Senhor estão sobre os que o temem, sobre os que esperam na sua benignidade,

19 para os livrar da morte, e para os conservar vivos na fome.

20 A nossa alma espera no Senhor; ele é o nosso auxílio e o nosso escudo.

21 Pois nele se alegra o nosso coração, porquanto temos confiado no seu santo nome.

22 Seja a tua benignidade, Senhor, sobre nós, assim como em ti esperamos. 

....................................................................................................................................................................




Evangelho segundo S. Mateus 19,27-29.

Naquele tempo, Pedro disse a Jesus: «Nós deixámos tudo e seguimos-te. Qual será a nossa recompensa?»
Jesus respondeu-lhes: «Em verdade vos digo: No dia da regeneração de todas as coisas, quando o Filho do Homem se sentar no seu trono de glória, vós, que me seguistes, haveis de sentar-vos em doze tronos para julgar as doze tribos de Israel.
E todo aquele que tiver deixado casas, irmãos, irmãs, pai, mãe, filhos ou campos por causa do meu nome, receberá cem vezes mais e terá por herança a vida eterna.


http://reflectir-maria.blogspot.com/2011/07/evangelho-segundo-s-mateus-1927-29.html


http://www.biible.info/today.jsp?date=20110711&d=&content=FR&query=&langQuery=pt&lang=pt&start=0&noframe=1

Sunday, 10 July 2011

FELIPE DE BORBÓN AUSENTE EN LA BODA DE ALBERTO DE MONACO - Comentario de Juan Fernandez Krohn


Felipe de Borbón, el unico principe heredero ausente en Mónaco

Y va una de princesas, de plebeyas y cenicientas y de príncipes reinantes o herederos a penas. "Ahora somos nosotras las marquesas (y las princesas)" exultaba triunfante una de esas "mariscalas" de la corte (imperial) de Napoleón que se sacó toda una nueva nobleza de la manga para poder competir en lustro y esplendor con los fastos del antiguo régimen que el emperador de franceses contribuyó no poco a a enterrar echándole tierra y mas tierra encima tras el período revolucionario.

Las familias reales que se dan cita ahora en Mónaco, capital de la costa azul, para asistir a la boda de Alberto, hijo de Rainiero y de Grace Kelly (omnipresentes en las paginas de la revista Hola que formo parte del mobiliario de mi infancia como de tantos y tantos de mi generación) es una aristocracia y realeza sobreviviente de dos siglos de democracia tras la eclosión de la revolución francesa.

Casas reinantes como la de Inglaterra o la Bélgica o la de Suecia o destronadas como la de Grecia o la casa real de Francia en ambas ramas la legitimista y la "otra" Borbones y Orleans enemigos intimos siempre en lucha por un puesto en la historia de Francia (contemporánea)

Y entre los invitados de esta boda de mil y una noches figura por cierto el actual jefe de la casa pretendiente (Maison de France) por la rama legitimista que no es otro que Luis Alfonso de Borbón, hijo de Alfonso de Borbón Dampierre y de Carmen Martinez Bordiú, nieta del generalísimo Franco. Y por quien sin duda viene ahora la gresca con ocasión de esta ceremonia.

Conocí al pretendiente francés (legitimista) Alfonso de Borbón Dampierre durante mi estancia en Francia -de unos meses, en la primavera del 86- en los meses que anduve deambulando por varios países europeos sin norte fijo tras mi salida de la cárcel portuguesa, como aqui ya lo dejé contado. Y fue en una de esas mansiones aristocráticas (chateaux) - Alicnourt, no lejos de parís- que adornan la gografia francesa en donde disfruté de la hospitalidad de la acogida de sus ocupantes, un joven matrimonio con seis hijos, mandatarios provinciales o regionales los dos entonces por las listas del Frente nacional, y situados como muchos de los partidarios de aquel en la órbita religiosa del semanario de Econe y de la FSSPX de monseñor Lefebvre.

La (joven) señora de la casa, en una de las recepciones que solían organizar - acorde su estilo de vida que no era el mío ni lo había sido y sigue sin serlo- y en la que el invitado de honor no era otro que Alfonso de Borbón Dampierre, duque de Cádiz y duque de Anjou, por la rama francesa legitimista, vino a pedirme muy cortésmente, que en mi calidad de español me dignase a acompañarla en un paseo por los amplios jardines de su mansión en compañía de Don Alfonso, lo que acepté con mucho gusto.

Don Alfonso hablaba francés perfectamente, no sin un innegable acento español no obstante que aquellos franceses partidarios suyos, que le escuchaban embelesados, encontraban encantador (charmant) a todas luces. A mí por supuesto me habló en español, en un tono de cortés, atento y deferente que no olvidé por cierto.

Como no olvidé tampoco la impresión de tristeza y melancolia que de toda su persona se desprendía, de aureola inseperable sin duda por culpa de los sucesos trágicos que surcaron hasta el último minuto de sus existencia, muerto en accidente de esquí, a penas dos años y medio más tarde.

Charlé con gusto pues con don Alfonso, no sólo por un deber de cortesía elemental hacia la anfitriona y hacia él mismo sino también por razones más profundas del orden de las convicciones porque sin ser monárquico que nunca me sentid en el fondo, no habré dejado de compartir en mi vida como a rachas postura o ideas de un innegable sello monarquizante, fruto sin duda alguna de la educación que recibimos generaciones enteras de españoles en la posguerra.

No entre en estas breves disgresiones -que quede claro- en el derecho dinástico. Me limito a consideraciones de patriotismo elemental mezcladas o condimentadas si se me apura con ciertas datos o referencias de nuestro derecho histórico. El jefe de la Casa real española por la rama alfonsina cuando el suceso de Estoril lo era Jaime de Borbón, padre de don Alfonso. Quien pidió entonces infructuosamente la autopsia de los restos mortales de Alfonso, su sobrino hermano de Juan carlos.

Un dato insoslayable se me reconocerá en toda semblanza medianamente ecuánime y objetiva de esta figura trágica de la realeza que estuvo casado con la nieta de Franco. Como tambien lo es la trayectoria inequívoca en relación con el régimen anterior al que sirvió de embajador en Suecia, y al que defendió incluso en las luchas universitaria de su tiempo formando parte de aquel grupo tan emblemático (y discutido) que llevó por nombre Defensa Universitaria.

¿Una partida de matones sin escrúpulos defensa Universitaria? La discusión desde luego nos llevaría lejos, en relación con ese y tantos otros vestigios (en el recuerdo) del régimen anterior, por más que acabaran perdiendo la batalla de la opinión -y de imagen- al interior del campus de la Universitaria -ellos y otros grupos de existencia sincrónica o que les sucederían- un tanto anegados por aquel fenómeno de manipulación ideológica de toda una generación universitaria que se dio entonces (finales de los sesenta) y la que aquí ya tantas veces habré aludido.

Y no oculto que la imagen o etiqueta de "Defensa" (a la que nunca pertenecí, que quede claro) que arrastraba don Afonso contribuyó a hacerle simpático a mis ojos y contribuyo no poco sin duda a lea esfera de cordialidad en el que se desarrollo nuestro encuentro (a tres) entonces. Lo que venía sin duda a afianzar la imagen de un vástago borbón amigo del régimen, que debió pesarle en aquellos años que siguieron a la transición política en la medida que su primo Juan Carlos acabaría consumando su operación de desenganche tan hábilmente como ya sabemos.

¿De tal palo tal astilla? Como sea es indudable que la sombra (paterna) acompaña ahora indefectiblemente a su hijo, actual pretendiente de la casa de Francia (por la rama legitimista) ¿Culpable el vástago de Alfonso de Borbón Dampierre de la ausencia clamorosa del príncipe/heredero Felipe de las ceremonias de esponsales de Charlène y de Alberto en el principado de Mónaco?

El pretexto del mentís egregio lo habrá sido su operación de rodilla, coartada perfecta a la que añadir -como no dejan de advertirlo algunos medios- el desaire que hizo en el 2005 el príncipe monegasco a la candidatura española olimpica.

Cantigas (como dicen los portugueses): atmósfera de fin de reino en la Zarzuela y la ausencia del príncipe heredero en Mónaco no deja de ser un claro síntoma.


Wednesday, 29 June 2011

CONTRA A FOME: RESTAURANTE SOCIAL




Refeições entre 0 cêntimos e 1 euro no 'restaurante social'

A paróquia de Nossa Senhora da Conceição, em Setúbal, inaugura hoje um 'restaurante social' que pretende «servir os pobres com dignidade», cobrando-lhes por cada refeição apenas o que possam pagar, até ao máximo de um euro por refeição.

O padre Constantino Alves disse acreditar que esta solução «permite libertar os pobres da pobreza»: «Dar refeições só contribui para alimentar o ciclo da pobreza. É preciso dignificar os pobres, afastá-los do estigma dos restaurantes para pobres e responsabilizar as pessoas pela sua própria sobrevivência», afirmou.

Este 'restaurante social' vem substituir o serviço de distribuição de excedentes dos restaurantes que funcionou durante dois anos e meio e entregou cerca de 60 mil refeições a famílias carenciadas do concelho.

A partir de hoje as famílias carenciadas têm ao seu dispor, entre as 19.30 horas e as 20.30, refeições completas – sopa, pão, prato principal e sobremesa – por um preço que varia de acordo com a situação económica de cada agregado: «A situação das famílias é avaliada e calcula-se o que podem pagar, que pode ir de zero cêntimos a um euro», explicou.

No espaço do restaurante há lugar para 60 pessoas mas os clientes podem também levar as refeições para casa.

O responsável acrescentou ainda que «outra mais-valia do projecto é o facto de todas as pessoas – e não apenas as pessoas pobres – poderem usufruir deste serviço. Todos podem comer, desde que paguem o que puderem pagar».

O custo real das refeições, que são asseguradas por uma empresa, é de dois euros. A paróquia conta, para já, com os donativos feitos à igreja e com a ajuda de 66 voluntários. Num futuro próximo conta com o estabelecimento de parcerias com outras instituições.

A inauguração do espaço acontece hoje às 18.30 horas na igreja de Nossa Senhora da Conceição, e conta, entre outras, com a presença do Bispo D. Gilberto Canavarro dos Reis e da presidente da Câmara de Setúbal, Maria das Dores Meira (CDU).

Depois haverá jantar e, claro, cada um – mesmo quem tenha sido convidado – paga o que puder pagar.

29 de Junho, 2011


Friday, 24 June 2011

MISERICÓRDIAS USAM CANTINAS DE CRECHES COMO CANTINAS


SOLIDARIEDADE

Misericórdias usam cozinhas de creches como cantinas

Aumento dos que procuram refeições ronda os 400%. Cozinhas de lares e creches usadas para responder à procura.

As Misericórdias portuguesas estão a ser obrigadas a improvisar cantinas em cozinhas de creches e lares para que "nenhum português passe fome". Segundo o que Manuel de Lemos, presidente da União das Misericórdias Portuguesas (UMP), explicou ao DN, em muitas cantinas sociais há aumentos da ordem dos "200%, 300% ou 400%", variando de região para região.

Thursday, 2 June 2011

PORTUGAL: ESPANCAMENTO BRUTAL NOS FUZILEIROS

Ajuste de contas numa camarata

Espancamento de recruta dos Fuzileiros gravado em vídeo

Pontapés, socos, joelhadas, agressões com cinto. A violência extrema a um jovem recruta dos fuzileiros é o ingrediente principal de um vídeo com cerca de quatro minutos a que o CM teve acesso.

As imagens chocantes, em que se vê um recruta, de 18 anos, apenas de cuecas, a ser agredido por cerca de cinco colegas de camarata nas instalações de Vale de Zebro, em Coina, Barreiro, datam de Agosto de 2010.

O CM sabe que esta situação reporta-se não a uma praxe, mas sim a um ajuste de contas entre militares. Segundo fonte da Marinha, este episódio violento só chegou ao conhecimento dos oficiais superiores já na fase final da formação, uma vez que o jovem agredido não apresentou, na altura, qualquer queixa contra os agressores.

Foi levantado um inquérito e apurados três responsáveis, que, segundo a mesma fonte, foram punidos tendo em conta o Regulamento Disciplinar Militar.

Ajuste de contas teve vítimas e vários agressores

Monday, 23 May 2011

MONDAY 23RD OF MAY 2011: TODAY'S READINGS


Acts 14:5-18

5 When an attempt was made by both Gentiles and Jews, with their rulers, to molest them and to stone them,
6 they learned of it and fled to Lystra and Derbe, cities of Lycao'nia, and to the surrounding country;
7 and there they preached the gospel.
8 Now at Lystra there was a man sitting, who could not use his feet; he was a cripple from birth, who had never walked.
9 He listened to Paul speaking; and Paul, looking intently at him and seeing that he had faith to be made well,
10 said in a loud voice, "Stand upright on your feet." And he sprang up and walked.
11 And when the crowds saw what Paul had done, they lifted up their voices, saying in Lycao'nian, "The gods have come down to us in the likeness of men!"
12 Barnabas they called Zeus, and Paul, because he was the chief speaker, they called Hermes.
13 And the priest of Zeus, whose temple was in front of the city, brought oxen and garlands to the gates and wanted to offer sacrifice with the people.
14 But when the apostles Barnabas and Paul heard of it, they tore their garments and rushed out among the multitude, crying,
15 "Men, why are you doing this? We also are men, of like nature with you, and bring you good news, that you should turn from these vain things to a living God who made the heaven and the earth and the sea and all that is in them.
16 In past generations he allowed all the nations to walk in their own ways;
17 yet he did not leave himself without witness, for he did good and gave you from heaven rains and fruitful seasons, satisfying your hearts with food and gladness."
18 With these words they scarcely restrained the people from offering sacrifice to them.


Alleluia. Alleluja.

Praise the Lord, you children: praise the name of the Lord. 2 Blessed be the name of the Lord, from henceforth now and for ever. 3 From the rising of the sun unto the going down of the same, the name of the Lord is worthy of praise. 4 The Lord is high above all nations; and his glory above the heavens. 5 Who is as the Lord our God, who dwells on high: 6 And looks down on the low things in heaven and in earth? 7 Raising up the needy from the earth, and lifting up the poor out of the dunghill: 8 That he may place him with princes, with the princes of his people. 9 Who makes a barren woman to dwell in a house, the joyful mother of children.

1 Laudate, pueri, Dominum; laudate nomen Domini. 2 Sit nomen Domini benedictum ex hoc nunc et usque in sæculum. 3 A solis ortu usque ad occasum laudabile nomen Domini. 4 Excelsus super omnes gentes Dominus, et super cælos gloria ejus. 5 Quis sicut Dominus Deus noster, qui in altis habitat, 6 et humilia respicit in cælo et in terra? 7 Suscitans a terra inopem, et de stercore erigens pauperem: 8 ut collocet eum cum principibus, cum principibus populi sui. 9 Qui habitare facit sterilem in domo, matrem filiorum lætantem.


The Gospel of John: a commentary & meditation

"If a man loves me, he will keep my word"

Scripture: John 14:21-26


21 He who has my commandments and keeps them, he it is who loves me; and he who loves me will be loved by my Father, and I will love him and manifest myself to him." 22 Judas (not Iscariot) said to him, "Lord, how is it that you will manifest yourself to us, and not to the world?" 23 Jesus answered him, "If a man loves me, he will keep my word, and my Father will love him, and we will come to him and make our home with him. 24 He who does not love me does not keep my words; and the word which you hear is not mine but the Father's who sent me. 25 "These things I have spoken to you, while I am still with you. 26 But the Counselor, the Holy Spirit, whom the Father will send in my name, he will teach you all things, and bring to your remembrance all that I have said to you.

Meditation: Do you know the love that surpasses all, that is stronger than death itself (Song of Songs 8:6)? In Jesus' last supper discourse he speaks of the love he has for his disciples and of his Father's love. He prepares his disciples for his imminent departure to return to his Father by exhorting them to prove their love for him through their loyalty and obedience to his word. He promises them the abiding instruction and consolation of the Holy Spirit. Saint Augustine says the Lord loves each of us as if there were only one of us to love. God’s love for each of us is as real and tangible as the love of a mother for her child and the love of a lover who gives all for his beloved. God made us for love — to know him personally and to grow in the knowledge of his great love for us. How can we know and be assured of the love of God? The Holy Spirit helps us to grow in the knowledge of God and his great love. The Spirit enables us to experience the love of God and to be assured of the Lord’s abiding presence with us (see Romans 8:35-39). The Holy Spirit also opens our ears to hear and understand the word of God. Do you listen attentively to God's word and believe it? Ask the Holy Spirit to inflame your heart with the love of God and his word.

"Lord, in love you created me and you drew me to yourself. May I never lose sight of you nor forget your steadfast love and faithfulness. And may I daily dwell upon your word and give you praise in the sanctuary of my heart, You who are my All."